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Ratched, una serie da non perdere

Save one life and you’re a hero. Save one hundred lives, then you’re a nurse.

Sarah Paulson ci regala un’interpretazione straordinaria: nei panni dell’infermiera Ratched si riconferma un’attrice talentuosa e dai mille volti.
Personaggio dopo personaggio, la Paulson ha saputo tenere lo spettatore incollato allo schermo con la sua bravura ed eccentricità. Spesso accompagnata da una rosa di attori e attrici dai nomi altisonanti come Cate Blanchett, Sandra Bullock, Sharon Stone, Cynthia Nixon, Kyle Chandler ecc…, la troviamo in grandi film come Carol, Bird Box, 12 anni schiavo e in serie tv come American Horror Story e Ratched, dove i suoi iconici personaggi dominano la scena cinematografica.

RATCHED TRA LETTERATURA E CINEMA 

Il personaggio di Ratched non è nuovo al mondo del cinema; è infatti la Grande Infermiera del best-seller Qualcuno volò sul nido del Cuculo di Ken Kesey, adattato al grande schermo nell’omonimo film del 1975 dove una bravissima Louise Fletcher interpreta questo personaggio affiancata da Jack Nicholson.

Ratched, nel film e nel libro, è la temutissima infermiera autoritaria che controlla e manipola tutto ciò che la circonda. È così anche il personaggio della Paulson, tuttavia cambiano le ambientazioni. Se nel primo caso ci troviamo in un ospedale psichiatrico di Salem intorno agli anni 60, nel secondo siamo nel 1947 in una piccola cittadina della California.

Gli ospedali psichiatrici di allora accoglievano pazienti di ogni genere: da malati mentali gravi a persone ricoverate semplicemente perché omosessuali o non in linea con la mentalità imposta.
Le terapie attuate erano spesso fisiche ed efferate; basti citare le più note: elettroshock e lobotomia frontale -il cui abuso ne ha dettato la fama-, nonché le fallaci terapie per curare l’omosessualità, al tempo considerata patologia.

LA SERIE

La serie si discosta dal personaggio originario, quasi ne traesse soltanto spunto per poi continuare su una strada diversa. L’intento della sceneggiatura sembra quello di scavare nel passato di Mildred Ratched cercando di comprendere ciò che l’ha resa un’infermiera autoritaria e manipolatrice.

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Tralasciando, dunque, il personaggio letterario e concentrandoci sull’interpretazione della Paulson, si viene interamente rapiti dai primi otto episodi. È un susseguirsi di tonalità calde e fredde, scene ricche di suspence e scene più intime e psicologiche. L’ambientazione aumenta la tensione narrativa arrivando ad attimi di incertezza e di ripresa; quasi come fosse un pallone che si riempie d’aria fino al punto critico di svolta: può esplodere o stabilizzarsi.

PERSONAGGI 

Mildred non è l’unico personaggio di spicco della serie; il resto del personale medico e i pazienti emergono più o meno prepotentemente a seconda dell’imposizione dei vari personaggi e delle storie personali.

Una su tutte è l’infermiera Bucket interpretata da Judy Davis.

La costruzione del personaggio e la sua evoluzione sono ben visibili lungo tutta la serie; la Davis è riuscita a portare sullo schermo un ruolo complesso e mai banale.

Per la prima parte della stagione, l’infermiera Bucket è l’antagonista di Ratched e cerca di imporre invano la sua autorità nell’ospedale psichiatrico, ormai totalmente nelle grinfie di quest’ultima e di un direttore dipendente dagli psicofarmaci. Successivamente cambiano le carte in tavola e le due iniziano a cooperare, arrivando a non aver più bisogno né di medici (professione, all’epoca, perlopiù in mano a uomini) né di direttori.

È così che il mondo del cinema apre, finalmente, le porte alla cooperazione femminile. Se quest’ultimo ha abituato gli spettatori a una visione maschilista in cui le donne finiscono per essere nemiche e agiscono nell’ottica di compiacere un uomo, qui è esattamente il contrario: si supportano le une con le altre tirandosi fuori da situazioni pericolose e potenzialmente mortali.

Sono, infatti, le donne a essere le vere protagoniste di questa serie firmata Netflix, diretta da Ryan Murphy e prodotta da Sarah Paulson.