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Rimosso il manifesto ProVita: “Sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”

"Di baggianate più o meno isteriche sul nostro manifesto ne sono state scritte talmente tante che bisognerebbe raccogliere in un corposo volume di barzellette"

Un maxi-manifesto 7 metri per 11 contro l’aborto

Secondo Rai News si trattava di “un manifesto choc contro l’aborto, con l’immagine di un bambino nel grembo materno”, quello che era stato affisso ad inizio aprile su un palazzo a Roma dalla Onlus ProVita.

Tu eri così a 11 settimane: tutti i tuoi organi erano presenti, il tuo cuore batteva già dalle terza settimana dopo il concepimento, già ti succhiavi il pollice. E tu sei qui perché tua mamma non ti ha abortito.

Manifesto considerato offensivo ed aggressivo, che ha scatenato un acceso dibattito sui social, oltre che alla reazione del consiglio comunale della capitale.

Una senatrice del PD, Monica Cirinnà, aveva pubblicato un tweet, considerando “vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello stato e contro il diritto di scelta delle donne”, seguito dall’hashtag #RimozioneSubito.

Dal Campidoglio era stata così indetta un’indagine, ed il 6 aprile il manifesto è stato rimosso, in quanto risultava “in contrasto con le prescrizioni previste al comma 2 dell’art. 12 bis del Regolamento in materia di pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali”.

La risposta di ProVita

In un articolo pubblicato sul sito di ProVita, prima della rimozione del manfesto, intitolato “La verità brucia: il maxi-manifesto ProVita causa attacchi isterici“, l’associazione ha risposto così alle critiche:

Il maxi manifesto di ProVita sull’aborto sta scuotendo le coscienze e per questo dà fastidio. La forza di questo bambino di 11 settimane fa male e vogliono nasconderlo. La verità fa male e a volte rende isterici. Infatti, alcune associazioni femministe e i consiglieri del PD hanno chiesto al Sindaco di Roma, Virginia Raggi di rimuovere il manifesto, affisso dal 3 aprile in via Gregorio VII, 58. […] Ma di baggianate più o meno isteriche sul nostro manifesto ne sono state scritte talmente tante che bisognerebbe raccogliere in un corposo volume di barzellette.

Un manifesto che riporta solo delle conoscenze di biologia sul bambino concepito da 11 settimane e conclude con un’ovvietà lapalissiana, ma scatena una rabbiosa reazione che porta a chiederne la rimozione. […] Se verrà rimosso non si potranno più dire neanche le verità scientifiche se non allineate con la dittatura del politicamente corretto.

Risposta parziale, a difesa delle verità scientifiche, che tuttavia non giustifica la sfumatura sessista che è stata percepita da molte persone.

Anzi ProVita insiste, chiamando isterici coloro che hanno reagito negativamente al manifesto, e definendo baggianate le opinioni altrui a loro sfavore. Come un cane arrabbiato che grida, ma che non vuole ascoltare le ragioni altrui.

“E tu sei qui perché tua mamma non ti ha abortito”
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Ahia. “Tua mamma non ti ha abortito”. E dov’è il padre? Le donne fanno i figli da sole?

Questa frase è provocatoria, in quanto può implicare che la donna sia l’unica artefice dell’aborto. Come se la scelta di abortire dipendesse dalla sola volontà e responsabilità del sesso femminile. Se fosse stata “Sei qui perché i tuoi genitori non ti hanno abortito” forse non avrebbe causato tutte queste proteste all’interno gruppi femministi.

“È un cartellone senza alcuna dignità, che colpevolizza la donna che decide in cuor suo di fare una scelta che è suo diritto fare.” Scrive Francesca su Facebook. E come lei molte altre donne e uomini hanno colto questa dimensione sessista del manifesto.

“Al di là dall’essere pro o contro l’aborto, spesso ci sono donne che per motivi di forza maggiore si trovano nella situazione di dover fare questa scelta, che non è una scelta facile”, scrive invece Irene. E un manifesto del genere sfocia nel giudicare e colpevolizzare queste donne, rendendole uniche carnefici dell’omicidio.

Ma le verità scientifiche non si toccano

ProVita ha ragione quando afferma che non è reato dire che “a 11 settimane il tuo cuore batteva e già ti succhiavi il pollice”; è scienza. Dunque non c’è nulla di sbagliato o di offensivo nell’esprimere una simile sentenza, in quanto verità scientifica.

Se però alla scienza segue un’affermazione che viene percepita da molti come lesiva nei confronti della libertà di scelta, allora non è più scienza pura.

Al di là della sfumatura sessista (secondo alcuni inesistente), nel manifesto la biologia era diventata la giustificazione per un’opinione, percepita come “un parere radicale dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali.”

Rimozione equivale a censura?

C’è chi sostiene che la rimozione del manifesto sia stata un atto di censura.

Ma in una società la mia libertà finisce dove inizia quella di un altro. I pareri contrari alle leggi possono essere espressi, ma con toni moderati.

Se si vuole convivere in maniera pacifica, bisogna tenere conto delle idee e dei desideri delle altre persone intorno a noi. E cercare di esprimersi senza accusare certe categorie di persone – volontariamente o involontariamente – è fondamentale se si vuole essere ascoltati.

Si può dire che chi si trova sul pianeta Terra non è stato abortito, è logico: è una verità scientifica. Ma se l’espressione di questo parere, sotto una certa forma, degenera in un malessere collettivo, allora c’è qualcosa che non va. Nel manifesto, nelle sue parole; oppure nell’interpretazione delle persone, nelle loro coscienze.