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Roma, 60 Monet esposti al Vittoriano

Caricature, stagni di ninfee e paesaggi urbani: queste e molte altre le opere del celebre pittore impressionista in mostra fino al 3 giugno al Vittoriano di Roma

 

Il Complesso del Vittoriano ospiterà fino al 3 giugno 2018 alcune opere di uno degli artisti più richiesti e amati: Monet.

Roma espone al pubblico 60 opere del pittore impressionista per eccellenza, le stesse opere che lui stesso conservava nella dimora di Giverny, e che furono donate al Musée Marmottan Monet di Parigi dal figlio Michel.

Nelle sale del Vittoriano si percepisce tutto lo splendore della pittura en plein air: La pioggia, Il Sol levante, le caricature della fine degli anni ’50 dell’Ottocento, i paesaggi urbani di Parigi, Londra, Vétheuil e Pourville sono solo una parte della produzione di Monet, ma esprimono al meglio la sua ricchezza artistica.

È stato anche ricostruito ed esposto, per la prima volta al pubblico, il percorso Water Lilies: capolavoro multimediale che era andato distrutto nell’incendio del 1958 al Museum of Modern Art di New York.

Giardino della casa di Giverny, Normandia, dove Monet visse dal 1883 al 1926
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Nella raccolta non mancano l’universo di Giverny, con la casa rosa, dove l’artista allestisce il primo atelier e inizia a dipingere il giardino, facendone il soggetto prediletto fino alla morte.

Si ricordino a questo proposito le tele che raffigurano il salice piangente, capaci di descrivere lo stato d’animo altalenante del pittore colpito da angoscia e tristezza dopo una serie di lutti familiari.

La famiglia, spesso protagonista dei dipinti di Monet, viene raffigurata in opere come la Vecchia Normanna (1857) e la Giovane donna al piano verticale (1858)

La mostra prosegue portando alla luce i cambiamenti e le trasformazioni artistiche di Monet; così, dalla descrizione oggettiva e naturalistica dei primi paesaggi, l’attenzione del pittore si sposta verso una sempre più marcata semplificazione e interpretazione visiva dei soggetti. È la fase pittorica che coincide con la scomparsa della moglie Camille, a cui seguì un periodo di profonda solitudine esistenziale; a quegli anni appartengono opere come Calar del sole (1875) e Vétheuil nella nebbia (1879).

 

Ninfee bianche, Claude Monet,1899, olio su tela, 89×93 cm, Museo Puškin, Mosca

 

La fase ultima della produzione pittorica, che corrisponde ai primi anni del Novecento, è dedicata in gran parte allo stagno di ninfee, una vera ossessione per l’artista, la stessa che lo porterà alla realizzazione di alcune delle opere più suggestive tra le due serie di tele interamente dedicate alle ninfee.

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