Officina Magazine
Magazine online d'attualità e opinioni

Lello Di Segni si porta via l’ultima testimonianza della Shoah

Si è spento l'ultimo testimone del rastrellamento nazista del 16 ottobre 1943 e adesso tocca a noi mantenere la memoria in vita.

Lello Di Segni è mancato lo scorso 26 ottobre, all’età di 92 anni. Non è una persona come le altre che quando muoiono lasciano tanto dolore e strazio tra i famigliari. Egli partendo per un nuovo viaggio ha portato via con sé quel poco di verità e di testimonianza sulla Shoah, sul rastrellamento del ghetto di Roma il 16 ottobre 1943, su quella che è stata la sua vita ad Auschwitz-Birkenau per un anno e mezzo.

Un anno e mezzo che non possiamo neanche immaginarci noi fortunati che ad Auschwitz non ci siamo andati, un anno e mezzo dove la vita di Lello e di altri milioni di persone è stata appesa a un filo sottilissimo che si sarebbe potuto rompere con un sì o con un no, con un capriccio di qualche SS che svegliandosi aveva voglia di vedere più morte di quanta ce ne fosse già.

Deportati al campo di Auschwitz
La memoria che Lello si porta via con sé è una perdita immensa per tutto il mondo.
Ti potrebbe interessare anche...

Siamo noi cittadini che facciamo memoria attiva a non dover permettere a quel grembo fecondo di cui parla Bertold Brecht di riprendere vita; siamo noi soprattutto i giovani a non doverci far trascinare via dalle frasi infondate di chi vuole trovare a tutti i costi un capro espiatorio per non ammettere che sia colpa sua delle proprie disgrazie; non dobbiamo permettere che una strage del genere si ripeta e l’unico modo per evitarlo è lottare ogni giorno per portare con sé la memoria dei nonni che del nazismo sono state vittime.

Foto ritrovate nei portafogli di deportati al campo (foto di Carlotta Pairotti)

Abbiamo un compito davvero arduo, faticoso, molto di più di quello dei nostri genitori che quando erano loro giovani nella coscienza della popolazione scorreva un ricordo vivo e chiaro dell’olocausto e la paura che potesse riaccadere una follia del genere era un sentimento costante nei cuori dei cittadini.

La generazione anni ’90 ha dimenticato cosa vuol dire vivere sotto i bombardamenti, non si ricorda il terrore che aleggiava tra le strade delle città, non immagina cosa vuol dire non mangiare per tre o quattro giorni perché i soldi non ci sono, ma se questi millenials non fanno lo sforzo di portarsi dietro le storie dei nonni, delle testimonianze, avranno modo di vivere in prima persona la guerra, la persecuzione, l’annientamento dei diritti e della vita.

Fare memoria attiva è la chiave per progredire senza portarsi dietro il germe dell’odio, convincere un negazionista a cambiare idea è l’obiettivo più alto che si possa raggiungere perché non contano i soldi e il successo se la volontà di eliminare, sterminare, cancellare qualcuno è dietro l’angolo.