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Sovrappopolazione, un problema da affrontare

Troppi abitanti per il pianeta Terra

Sono passati un paio di mesi dal sostanziale fallimento della COP25, la 25esima Conferenza dell’ONU sul clima, e ho ancora gli incubi di una Terra abitata da 12 miliardi di persone e più calda di 4° C. Ho paura che le soluzioni al problema non arriveranno dall’alto, per cui è meglio fin da subito cercare soluzioni alternative.

Oggi ne proporrò una originale, radicale, ma assolutamente sensata: la riduzione dei nuovi nati sulla Terra.

Sulla Terra oggi siamo circa 7,72 miliardi, saremo 8 miliardi nel 2025 e dopo la forbice di possibilità è molto ampia.

Le stime ottimistiche prevedono un picco di popolazione nel 2060, intorno ai 9 miliardi di abitanti e un successivo calo fino a tornare nuovamente a 7 miliardi nel 2100.

Le stime pessimistiche prevedono un mantenimento della crescita della popolazione del circa 1% annuo, che porterebbe alla convivenza di 13 miliardi di persone nel 2100, ma l’ipotesi più probabile è che a quella data saremmo 11 miliardi circa.

Esiste, tuttavia, un altro scenario che potrebbe non solo risolvere i problemi di sostenibilità, risorse e inquinamento, ma anche rendere migliore la vita di ogni singolo abitante del pianeta: creare le condizioni per ridurre il tasso di fecondità globale, ovvero la media di figli per donna, a 1,5 o a 1.

Attualmente la media globale di figli per donna in età fertile è di 2,5.

Se pensate che realizzare questa condizione in paesi come l’Italia vorrebbe dire distruggere l’economia, sappiate che questo numero è già stato raggiunto dall’Italia e da quasi tutti gli altri paesi occidentali: Italia e Germania condividono un tasso di 1,45; la media europea è di 1,62; quella di USA e UK è di 1,88. Anche l’Asia stupisce con un tasso del 2,17, numero che si potrebbe immaginare molto più alto.

Ma allora, chi alza così tanto la media?

L’Africa, con una tasso di fecondità medio di 4,64.

Il tasso di mortalità si sta abbassando molto velocemente, i paesi si stanno sviluppando, alcuni anche incredibilmente in fretta, ma manca un’adeguata educazione, soprattutto un’educazione sessuale, e circa il 60% di giovani non ha accesso a metodi contraccettivi sicuri.

Dati rassicuranti fin dallo scorso secolo hanno mostrato che laddove le donne ricevono un’educazione maggiore e i metodi contraccettivi sono disponibili a un’ampia fascia della popolazione, il tasso di fecondità cala drasticamente.

Per esempio, il Bangladesh registrò livelli di crescita della popolazione tra i più alti nel mondo tra il 1960 e il 1970, quando gli abitanti crebbero da 65 a 110 milioni. Con una forte promozione del controllo delle nascite negli anni a seguire il tasso calò velocemente: una donna bengalese aveva una media di 6,95 figli nel 1970, scesero a 4,5 nel 1990 e nel 2019 sono diventati 2,13! Meno della media mondiale.

Una politica di educazione e controllo non solo è possibile, ma è già stata attuata con ottimi risultati. Oggi è necessaria in tutti quei paesi in cui il tasso di fecondità rimane alto.

Immaginiamo che da oggi si creino le condizioni affinché il tasso di fecondità in ciascun paese si attesti intorno a 1,5: la popolazione mondiale arriverebbe a contare “solo” 6 miliardi di persone nel 2100.

Immaginiamo una prospettiva ancora migliore: se si stabilizzasse a 1, saremmo 6 miliardi già nel 2070 e nel 2100 meno di 4 miliardi!

Questi 4 miliardi di abitanti sarebbero mediamente più anziani, ma avrebbero accesso al triplo delle risorse rispetto a quei 11 miliardi delle previsioni delle Nazioni Unite.

Piccolo promemoria storico: il Rinascimento economico e culturale del ‘400 ha avuto luogo soprattutto grazie al crollo demografico del ‘300, causato dalla peste che aveva flagellato Asia, Europa e Nord Africa ripetutamente ogni decennio. Se non ridurremo noi, umanamente, la popolazione, probabilmente lo faranno le condizioni naturali, brutalmente.

Essere 11 miliardi vorrebbe dire abbassare di gran lunga lo stile di vita a cui siamo talmente affezionati da non permetterci di ridurre le emissioni quanto dovremmo per costruire una civiltà sostenibile.