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Stefania Pucciarelli e l’educazione all’umanità

Diritti umani. Da Rousseau al Governo del Cambiamento

Qualche giorno fa si è consumata l’ennesima pagina nera del Governo del Cambiamento. Stefania Pucciarelli, senatrice del Carroccio, è stata eletta presidente della Commissione per i diritti umani. La senatrice, va ricordato, ha vinto anche grazie ai voti degli alleati del M5S. Ha sbaragliato la concorrenza di Emma Bonino, sostenuta dal centrosinistra. Mai come oggi, l’espressione «diritti umani» è stata svuotata del suo significato più profondo, ridicolizzata e calpestata da chi, evidentemente, non ha alcuna cultura dei diritti umani, della loro storia e della loro importanza politica e civile. «La senatrice è nota per aver fatto dichiarazioni contrarie ai diritti umani, e non capiamo come possa presiedere un organismo il cui scopo è quello di promuoverli e tutelarli» sottolinea Amnesty International Italia.

Ma procediamo con ordine. Stefania Pucciarelli possiede un curriculum di tutto rispetto per ricoprire questo delicato ruolo istituzionale. Infatti la senatrice leghista ha definito a più riprese «zecche» i frequentatori dei centri sociali. Poi ha auspicato le ruspe per i campi rom ed è contraria al reato di tortura. Inoltre, è indagata per istigazione all’odio razziale (!) per aver messo un like su un post in cui si parlava di forni per i migranti. Insomma, niente male per chi dovrebbe controllare la tutela dei diritti umani.

Ma le dichiarazioni aberranti della Pucciarelli, non sono un evento isolato. Simili episodi, infatti, si sono registrati fin dai primi vagiti del Governo del Cambiamento. L’ultimo è arrivato giovedì scorso, quando il Consiglio superiore della magistratura ha bocciato il decreto sicurezza, che parrebbe non rispettare gli obblighi della Costituzione, in particolare nella parte che si occupa di migranti e richiedenti asilo. Oppure quando il Ministro alla Famiglia, Alberto Fontana (Lega), fresco di nomina, aveva dichiarato che «le famiglie arcobaleno non esistono». O ancora il senatore leghista Pillon deciso ad eliminare la legge 194, che sancisce il diritto delle donne di abortire.

Insomma, oggigiorno, tra chi auspica la riapertura dei forni crematori e chi condanna l’omosessualità come «contronatura», pare evidente una profonda ignoranza in materia di diritti umani. Eppure in Italia, e più generale in Europa, dovrebbe essere un tema molto sentito e protetto, dato il recente passato.

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Proprio in Europa si è consumata la più grande tragedia nella storia dell’umanità, l’Olocausto, il genocidio sistematico di ebrei, di testimoni di Geova, di portatori di handicap, di omosessuali, di zingari e rom e di oppositori politici ai vari regimi. Non è un caso se il reato di crimine contro l’umanità sia nato, ad hoc, nel secondo dopoguerra, proprio per avere una base giuridica. Con questa, inesistente prima d’allora, si poté condannare i gerarchi nazisti che si erano macchiati di tali crimini. Ed è proprio in questo clima che è nata la nostra Costituzione. Proprio per questi motivi che essa è così attenta alla definizione dei diritti dei cittadini e alla loro tutela. Un vero e proprio baluardo contro possibili derive autoritarie, che il nostro Paese purtroppo ha già vissuto.

Tuttavia la storia dei diritti umani ha radici molto più antiche e molto più profonde e complesse per limitarsi al secolo precedente. Vi è una lunga tradizione filosofica alle spalle dei moderni diritti politici. L’Illuminismo francese, e in particolar modo in Rousseau, ne è il momento decisivo.

È proprio il filosofo ginevrino, per la prima volta nella storia, a parlare di «droit politique». La polemica è contro il vecchio «droit naturel» tipico della filosofia giusnaturalista moderna, come Grozio e Pufendorf. Quest’ultimi nei loro trattati, secondo Rousseau, avevano come obiettivo la legittimazione del dispotismo dei sovrani assoluti presenti in Europa nel XVII secolo. Ed è proprio in opposizione all’Ancien Régime, allo schiavismo, a ogni forma di potere illiberale che Rousseau costruì il suo sistema filosofico, incentrato sul fondamentale diritto di libertà. «L’uomo nasce libero e ovunque è in catene» amava ripetere- Era il diritto di tutti i diritti, inalienabile, universale. Su di esso si sarebbe dovuto costruire un nuovo ordinamento giuridico per difendere proprio la libertà degli individui. Costituiva, in ultima analisi, il carattere peculiare e fondante della sua stessa dignità e umanità.

Oggi il sogno di Rousseau di un ordinamento giuridico fondato su riconoscimento e tutela dei diritti umani, può esser considerato realizzato in alcune parti del mondo. E non bisogna permettere che si calpesti l’emancipazione dell’uomo come portatore di diritti universali e inalienabili, straordinaria conquista dell’umanità. Per questo motivo la nomina della Pucciarelli è semplicemente rivoltante.

«Umanità è il patrimonio e il risultato di tutti gli sforzi umani, è per così dire l’arte della nostra specie. L’educazione all’umanità è un’opera che deve venir continuata incessantemente, altrimenti tutti noi, che si appartenga ai ceti superiori o a quelli inferiori, ricadiamo nella rozza animalità, nella brutalità». Lo scriveva Herder, nel XVIII secolo. E oggi, come allora, c’è un disperato bisogno di umanità.