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Torino e la voce del silenzio

Torino ha una voce, chi ci vive la conosce. Assonnata al mattino, con le prime automobili, rombante e piena di fumi la sera, quando i corsi sono intasati dal traffico.

Foto Fabio Ferrari/LaPresse 21 Marzo 2020 Torino, Italia Cronaca Emergenza COVID-19 (Coronavirus) in Piemonte - Torino durante la quarantena Nella foto: Piazza Vittorio Veneto Photo Fabio Ferrari/LaPresse March 19, 2020 Turin, Italy News COVID-19 (Coronavirus) emergency in Piedmont - Turin during lockdown In the pic: Vittorio Veneto Square

Torino ha una voce, chi ci vive la conosce. Assonnata al mattino, con le prime automobili, rombante e piena di fumi la sera, quando i corsi sono intasati dal traffico. Un coro gonfio di tante voci, ugole e corde vocali che vibrano, che si intersecano sulle pavimentazioni -tutte un po’ diverse tra loro, se uno ci fa caso- delle vie del centro. Sugli autobus, invece, corre un chiacchiericcio sottile e in certi orari le urla degli studenti che si fanno largo a colpi di zaino.

Adesso invece c’è il silenzio. Sono gli inizi di aprile e la mancanza di voci sembra ancora più innaturale quando spunta il sole, come se fosse ovvio che con quei raggi così caldi la gente voglia uscire. Ancora più innaturale è la parola quarantena, eppure con quanta disinvoltura abbiamo imparato a pronunciarla e a riempirne le stories di Instagram. Riflettere sulla nostra capacità di adattamento, mostruosa e meravigliosa, fa girare la testa.

Anno 2020: Torino è in quarantena per contrastare una pandemia, un’emergenza sanitaria su scala mondiale. Gli umani sono chiusi in casa, sono sparite le voci, le automobili e i passi. Si esce da soli, nella coda, per entrare al supermercato, non si parla con gli altri, al massimo si lancia qualche occhiata per controllare che la distanza di sicurezza di un metro sia rispettata. Distanziamento sociale, condito da un filo di tensione a stento repressa. Un’altra parola nuova nel nostro vocabolario.

In alcuni parchi le altalene e lo scivolo sono circondati dal nastro rosso e bianco, ma in fondo non serve. Bambini se ne vedono pochi in giro.
Le sirene delle ambulanze urlano forte e chiaro, con quel modo di riempire l’aria in tutte le direzioni che disorienta. E ci sembra di sentire solo il loro allarme, soprattutto la sera. Ci sembra di sentirlo molto più spesso di prima, ma forse è solo un’impressione, è colpa del silenzio.

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Ma c’è davvero silenzio?

Un cane abbaia, un altro gli fa eco. Il vento tra le foglie, gli uccellini. Sembra uno scenario da poemetto bucolico, ma la verità è che gli alberi suonano la loro musica tutti i giorni, anche se non li ascolti. E sì, senti anche qualche automobile e la rara corsa di un tram, note più familiari.
Magari qualcuno nel tuo condominio ha la finestra aperta e sta suonando il pianoforte o, se sei sfortunato, il flauto delle scuole medie. Il vicino sta guardando quel programma che piace tanto a tua nonna e lo tiene a un volume folle. Ti arrabbi, poi pensi che forse non ci sente bene alla sua età. E quei due fidanzati che si parlano, lei sul balcone e lui sul marciapiede con il volto inghiottito dalla mascherina? Novelli Romeo e Giulietta. Forse stanno litigando, ma non importa.

Poi ci sono le voci di casa. Tua madre e tuo padre, che magari eri abituato a vedere solo un’oretta la sera a cena, mentre ora ci inciampi ogni volta che lasci la tua stanza. Litigate e vi contendete gli spazi, ma nel frattempo condividete il vostro tempo e voi stessi.

A un’ora X della notte, quando pochi, selvatici o insonni, sono svegli, la voce di Torino è quasi muta. Dalle case e dalle strade sale un rumore di fondo, quasi impercettibile come se provenisse da uno stereo tenuto a volume minimo, tanto che sei costretto a tendere tutti i sensi perché l’udito non basta. La voce del silenzio è per chi sa assorbirla. Dopo che l’hai ascoltata non riesci più a ignorarla, come quando vedi una figura nascosta in un quadro o un piccolo difetto sul viso.

La voce di quell’ora buia non è cambiata con la quarantena. Anche ai bei vecchi tempi della normalità arrivava un momento in cui la vita rallentava fino a quasi fermarsi, ma poi ripartiva sempre con l’alba.
Allora se temi che nulla tornerà come prima, se lo spazio e il tempo che abiti ti sembrano sfigurati, se hai paura della solitudine e del silenzio, ascoltalo, quel silenzio. Sentirai che Torino pulsa, e non smetterà di farlo.