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Trump vs Twitter e la libertà di parola, spiegato facilmente

Il fact-checking tra responsabilità editoriale e censura

Verso un’elezione postale

L’epidemia di Covid-19, che negli ultimi tre mesi ha paralizzato la vita quotidiana e costretto ad annullare o rinviare tutta una serie di eventi, dai summit politico-economici alle Olimpiadi di Tokyo ai concerti dei big della musica, non ha però arrestato la corsa alla Casa Bianca, anzi alle primarie manca meno di un mese (sono state rinviate dal 28 aprile al 23 giugno 2020) e anche le presidenziali di novembre si stanno avvicinando. Date le circostanze e il numero di positivi e morti ancora molto alto negli Usa, il governatore della California Gavin Newsom e altri suoi collaboratori democratici stanno valutando l’opzione del voto per posta, sempre al fine di contenere gli spostamenti e minimizzare i contatti tra le persone: si tratta di una delle questioni più scottanti al centro del dibattito pubblico americano e i repubblicani sostengono che “ogni ampliamento dei potenziali elettori favorirebbe i democratici”.

Il ruolo di Twitter

La proposta di una modalità di votazione alternativa a quella del tradizionale pellegrinaggio alle urne non piace nemmeno al presidente Trump, che da vero paladino della democrazia e difensore della trasparenza elettorale quale è, ha subito messo in guardia il suo pubblico digitale (80 milioni e 200 mila persone su Twitter) dal rischio di frode elettorale del voto postale. A mandare su tutte le furie il tycoon si è aggiunto Twitter, che ha segnalato questo e un altro tweet del presidente sullo stesso tema con l’avviso di “verificare i fatti”: cliccando sulla riga blu in evidenza in basso ai post si viene reindirizzati ad una collezione di articoli del Washington Post, di servizi della CNN e di contenuti di altri media autorevoli che denuncia le affermazioni in questione come “infondate e fuorvianti”. La società di San Francisco, che all’inizio del mese aveva annunciato che avrebbe rimosso i post di chiunque -politici compresi- usasse la piattaforma per diffondere notizie false sulla pandemia, non ha risposto alle domande su chi si nasconde dietro la pagina di verifica dei fatti, degli esperti in materia o un algoritmo (?), ed è in assoluto la prima volta che osa mettere in dubbio gli oracoli del presidente.

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Come ha reagito Trump a tutto questo?

La reazione dell’intoccabile e dell’inattaccabile non si è fatta attendere: Trump ha subito avviato la predisposizione di un ordine esecutivo per ridurre le immunità legali che proteggono i social media da eventuali cause per contenuti di terzi (non essendo editori, queste piattaforme non sono responsabili dei contenuti che veicolano, pertanto non possono essere citate in giudizio). In questo modo, le autorità regolatorie, in questo caso la Federal Trade Commission, potranno intervenire con più facilità e rapidità per accertare se compagnie come Twitter, Facebook, Google e YouTube sopprimono la libertà di espressione quando sospendono gli utenti o ne cancellano i post. Twitter è stato accusato di utilizzare il fact-checking, cioè l’invito a verificare i fatti, per intromettersi nella campagna elettorale e nelle elezioni, intanto i suoi concorrenti gli hanno fatto terra bruciata intorno: Mark Zuckerberg, forse anche memore dello scandalo di Cambridge Analytica, ha dichiarato che le società private, e specialmente le piattaforme, non dovrebbero essere nella posizione di agire da “arbitro della verità di tutto ciò che la gente dice online”.

Se neanche più dubitare è concesso e dai politici a chi collabora con il mondo dell’informazione si fa a gara per “lavarsi le mani”, per scaricare cioè su altri la responsabilità e l’attendibilità di ciò viene scritto e si dice, sarebbe opportuno interrogarsi su quale futuro ci attende tra inconsistenza e post-verità: un potere senza contesto o contenuto è un potere tiranno.

Una cosa è certa: il presidente deve gran parte della sua popolarità e del suo successo ai social network, di conseguenza una guerra contro i suoi alleati in questi mesi che separano dal verdetto finale potrebbe costargli caro.