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“Un ponte che duri mille anni”: il dono di Renzo Piano alla sua Genova

È ufficiale: Genova riavrà il suo ponte sul Polcevera entro il 2019, grazie all'archistar

È ufficiale: Genova riavrà il suo ponte sul Polcevera entro il 2019. A confermarlo è una nota del Gruppo Cimolai, tra i possibili candidati per l’affidamento del cantiere. Il comunicato della società edilizia trentina, mettendo a tacere dicerie circa un eventuale ricorso, conferma il mancato ottenimento della direzione lavori.
Ma allora chi ricostruirà il viadotto? Sarà la cordata Impregilo-Salini, con il supporto dei colossi edilizi di Fincantieri e Italferr, ad occuparsi della ricostruzione.

Le due società erano associate ai nomi e ai progetti di due architetti di fama internazionale, Santiago Calatrava e Renzo Piano, decretati i migliori nella rosa delle 22 opere giunte alla scrivania del sindaco. Le sorti del “ballottaggio” sono state incerte fino alla fine. Il primo cittadino, Marco Bucci, avrebbe addirittura proposto una collaborazione tra le due imprese di costruzioni. Queste pare abbiano tuttavia bocciato l’idea, ritenendola non possibile.
Il colosso Cimolai smentisce dunque l’intenzione di far ricorso ed il sindaco di Genova, insieme al Governatore della Regione Liguria, Giovanni Toti, può finalmente svelare al pubblico i dettagli del progetto vincitore.

La città della Lanterna può quindi concentrare le sue energie sull’elaborazione di una tragedia che l’ha colpita il 14 agosto scorso come un temporale estivo. Al concittadino Piano il compito di ricostruire il viadotto, o meglio, di costruire il nuovo Ponte Morandi.

“Quel giorno non è caduto il ponte una volta, ma è caduto tante volte ahimè”, dichiara mestamente l’architetto in un’intervista: “il crollo concreto, quello che ha trascinato con sé 43 vittime e che ha causato il dolore dei vivi ed il cordoglio delle famiglie, il crollo che ha danneggiato 600 sfollati, che ha spaccato in due la città rendendo impossibili gli spostamenti ed, infine, il crollo più lirico ed esistenziale, il venire meno del significato intrinseco del ponte in quanto giuntura e legame, in antitesi ai muri contemporanei”. “Il ponte da ricostruire dev’essere un ponte che dovrà durare mille anni, e non è una metafora”, dichiara il progettista, ribadendone, più dei dettagli strutturali e strettamente tecnici, il valore sociale. “La comunità, come una persona, deve elaborare il lutto e trasformarlo in una opportunità di riscatto”.

Da qui, sensibilmente e con immensa attenzione all’impatto psicologico dell’opera architettonica, la decisione di progettare un ponte senza stralli (gli elementi tiranti al di sopra della carreggiata) ed, inoltre, di battezzarlo in altro modo. Piano parla di “magia”, riferendosi alla capacità dell’architettura di entrare nel cuore e nella mente della gente, caratterizzandone l’essenza e, con essa, l’atmosfera della città intera. La commemorazione ed il dolore devono lasciare il posto alla lucida consapevolezza che queste ferite non lasceranno Genova indifferente, piuttosto la fortificheranno.

L’idea del Renzo Piano Building Workshop è quella di costruire un’opera sorretta interamente da 19 piloni di sezione ellittica (3×9,5 metri), per un totale di 20 campate regolari di 50m di luce libera ciascuna (fatta eccezione per quelle sul fiume Polcevera e sulle linee ferroviarie, di ampiezza pari a 100m). Il ponte avrà una lunghezza di 1.100m. Sono previste tre corsie per ciascun senso di marcia, comprese le due di emergenza, assenti sul vecchio ponte Morandi.

La struttura sarà verosimilmente mista, in acciaio-calcestruzzo, con un’altezza massima complessiva di 4,3 metri. Ci saranno anche una barriera protettiva antivento, un impianto energetico fotovoltaico. Infine, l’elemento memoriale caratterizzante del progetto: i 43 elementi luminosi per commemorare le vittime.
Il tutto avrà un costo di 220-230 milioni di euro. L’inaugurazione è prevista per Marzo 2020, annuncia il ministro Toninelli, ma i lavori dovrebbero terminare nell’arco di 12 mesi.

La parola che descrive al meglio l’opera? “Normale, dev’essere anche semplice, sobrio, parsimonioso. Ma la semplicità non va intesa nel senso della banalità” – sottolinea – “anzi, Genova è una città speciale, una città che ha questo carattere”. E sono proprio queste le caratteristiche che, insieme all’eccellenza e qualità tecnica dei materiali ed ad un basso costo di manutenzione, avrà il nuovo viadotto.

Resta ora la questione più discussa: tutto ciò è un dono, ribadisce l’archistar, e pertanto Piano non intende essere pagato. Il cantiere non frutterà guadagno né a lui né al suo team. In debito con Genova, scredita calunnie e pettegolezzi, riferendosi alla sua decisione come ad un gesto guidato da puro senso civico e dall’amore disinteressato nei confronti della sua città.