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Universitari? Ancora in quarantena

Studio e incertezze ai tempi del Covid-19

Universitari. I protagonisti del prossimo futuro. I lavoratori di domani. La gioventù (bruciata) di oggi. Il silenzio di queste settimane (ormai mesi). La quarantena ci ha traghettati dalla sessione invernale direttamente agli esami dei mesi estivi. Non una pausa studio, nemmeno un aperitivo a fine giornata con gli amici. La quarantena finisce e per noi ricomincia. Abbiamo letto, sottolineato, sbobinato, studiato. Stiamo investendo nel nostro futuro, ma molti di noi si sono rimboccati le maniche e hanno fatto la differenza già in questo drammatico presente: servizi spesa e consegne a domicilio, telefonate di sostegno agli anziani o a chi è solo, in prima linea sul fronte del volontariato, tirocinanti di infermieristica e medicina che hanno anticipato la loro laurea per diventare immediatamente operativi in camice bianco. Grandi, piccoli eroi del quotidiano, eppure di noi neanche una menzione.

Nell’eterno presente di questi giorni sospesi, la routine è trascorsa veloce, per così dire, ci si abitua a tutto, in fin dei conti: ogni corso ha la sua piattaforma, le lezioni sono sgranate, la voce dei prof è metallica. Siamo grandi, è vero, e dovremmo saperci gestire: vuoi seguire (le lezioni si intende), segui, non vuoi seguire, non segui. Ma se vuoi seguire, devi avere pc, connessione (meglio se stabile perché altrimenti all’esame come giustifichi il ritardo di consegna? un casino) e anche il buon vecchio materiale cartaceo, che, da quando perfino il buon fido Amazon ha deciso di bloccare le spedizioni, è diventato irreperibile. La festa di laurea ai tempi del Covid-19 si fa su HouseParty, la corona non è d’alloro ma di pixel, e sull’outfit ci si può sbizzarrire, almeno per quanto riguarda la parte di sotto: pantaloni del pigiama per chi vuole stare comodo, pantaloncini corti o gonne per i/le calorosi/e. Ma non erano questi i piani. E quelli futuri? In balia dell’ignoto (e dei decreti ministeriali). Sogni, progetti, scambi Erasmus alla scoperta del mondo e di noi stessi, tirocini, il lavoretto, la prima autonomia: tutto è diventato un grande, enorme, gigantesco punto interrogativo.

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Cosa abbiamo imparato da questo virus? Resistenza, resilienza, adattamento, reattività, flessibilità. Che insieme al perfezionamento delle soft skill, dell’apprendimento da remoto e dello smart working, fanno davvero un buon curriculum. Speriamo di poterlo spendere, prima o poi. Perché se già prima il tanto agognato posto di lavoro era un traguardo difficile da raggiungere, nel dopo emergenza rischia di diventare ancor più un lusso per  pochi.

Tra i dubbi, le incertezze e l’ansia del domani, ci sono i nostri vent’anni, frizzanti, ruggenti e spensierati. In stand-by da troppe settimane, ora sono da vivere e rivivere tutto d’un fiato.